Banca Centrale Portoghese aiuta Banco Espirito Santo

Il governatore della Banca Centrale di Lisbona, Carlos Costa, ha comunicato l’operazione al fine di evitare il fallimento del terzo polo bancario del Paese e evitare una nuova crisi finanziaria.

Per gli analisti non ci sono speranze di recupero per le azioni dell’istituto.  In un report pubblicato da Citigroup il prezzo obiettivo del titolo viene stimato a 1 centesimo e inoltre viene consigliato di vendere le azioni. Stando  agli analisti infatti il nuovo progetto non porterà ad un recupero in Borsa.

L’intervento di salvataggio presume che Banca Espirito Santo sarà diviso in due entità: da una parte ci saranno le attività «tossiche», che andranno a finire in una “bad bank” di nuova istituzione; dall’altra gli asset che generano utili, che saranno assegnati in una nuova banca che si chiamerà Novo Banco. L’istituto verrà controllato dal Fondo di Risoluzione, sostenuto dal sistema bancario portoghese come anticipato dalle condizioni imposte dalla troika Unione Europea, Fmi e Bce quando furono accordati gli aiuti finanziari al Portogallo.

Argentina, attenzione agli investimenti in un Paese prossimo al default

Dopo l’enorme perdita da 3,57 miliardi di euro accusata da Bes il governo di Lisbona ha rotto pertanto gli indugi decidendo di intervenire al fine di evitare un fenomeno di contaminazione al resto del sistema finanziario. «C’è un bisogno urgente di definire una soluzione che garantisca la protezione dei depositi e assicuri la stabilità del sistema bancario», ha detto il governatore della banca centrale portoghese. Un default di Bes avrebbe sicuramente avuto un impatto pesante sull’intera economia del Portogallo e conseguenze pesantissime su quella Europea.

 

Potrebbero aprirsi nuovi orizzonti economici per gli emergenti

È prevista una riunione dei leader delle cinque principali economie emergenti, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in Brasile per ideare un nuovo assetto finanziario post-crisi, di maggiore intesa con il mondo multipolare, che ha come fulcro la creazione di una banca da 100 miliardi di dollari da contrapporre alle istituzioni internazionali, come Banca mondiale e Fmi, controllate dall’Occidente.

Il progetto era nelle idee da tempo, ma spetterà alla presidente brasiliana Dilma Rousseff comunicare simbolicamente al VI vertice dei Brics, che si è aperto a Fortaleza, nel nordest brasiliano, la nascita della `Nuova Banca di Sviluppo´, che ha il fine di finanziare grandi progetti infrastrutturali comuni ma sarà usata anche come riserva per far fronte a crisi finanziarie e alla fuga degli investimenti stranieri.

I tempi sono stati velocizzati ed il progetto in cinque mesi è divenuto realtà. Dovranno essere decisi solo i dettagli, come la scelta della sede. Si deciderà tra Shangai e New Delhi.

Nuova apertura dell’Arabia Saudita agli stranieri che vogliono investire

La presidente brasiliana Dilma Rousseff, che ad ottobre si candida al secondo mandato sarebbe riuscita ad imporre un brasiliano alla prima presidenza di turno quinquennale della nuova banca. Già decisa invece la capitalizzazione: due miliardi da ogni paese subito, 10 miliardi di dollari in sette anni e 40 miliardi di dollari di garanzie. Nel 2016 verranno erogati i primi prestiti.

Nel  summit si discuterà anche di temi di politica internazionale, quali il conflitto in Ucraina, l’escalation militare israeliana a Gaza e lo scandalo del Datagate, che ha fatto crollare ai minimi storici i rapporti diplomatici tra Brasile e Stati Uniti.

Dollaro Neozelandese, la Banca Centrale tenta di frenare l’inflazione

Succede già da qualche settimana, soprattutto nel breve periodo. Dollaro neozelandese e dollaro australiano fanno fatica a muoversi in maniera correlata, ne abbiamo avuto conferma anche dopo la decisione sui tassi da parte della RBNZ.
Sempre al fine di raffreddare l’immobiliare e con l’evidente contraddizione che viene portata avanti dalla Reserve Bank of New Zealand, ovvero il desiderio di vedere una divisa più debole rispetto ai valori raggiunti attualmente, la RBNZ ha alzato come da attese i tassi dal 3.00% al 3.25%. A differenza della BCE, spiega Matteo Paganini di DailyFx che non prende posizione sul tasso di cambio in quanto non facente parte dei propri target, la RBNZ si è definita sorpresa che il valore del dollaro neozelandese non si sia ridimensionato assieme al calo del prezzo delle materie prime, ma si attendono che questo accada.

>

Oltre a ciò, la Banca capitanata da Wheeler ha dichiarato apertamente che un tasso di cambio così alto non è sostenibile, pensando alla crescita economica futura. Nello stesso tempo però, le pressioni inflazionistiche che gravano sull’immobiliare fanno sì che si decida di alzare il costo del denaro, al fine di incentivare le sottoscrizioni di titoli che pagano un risk free (governativi, per esempio), in modo tale da drenare liquidità in circolazione e quindi l’inflazione. Il problema è che, di fronte ad un mercato globale dove i rendimenti latitano (pensiamo ai tassi di interesse relativi alle maggiori economie consolidate), gli investitori vanno a ricercare qualche lido sicuro ed in grado di offrire un duplice effetto prezzi-tassi, quello che la Nuova Zelanda è ben in grado di fare.