Krugman sulla crisi USA

di Gianni Commenta

L’America è in crisi, non è una cosa di poco conto. Il paese che mira all’autosufficienza energetica, è stata profondamente toccata dalla questione del fiscal cliff. Fino a che le agevolazioni sono rimaste in vigore anche la presidenza di Obama non ha vacillato. Ma poi tutto è cambiato. 

Molti altri economisti, oltre a Krugman, di cui prendiamo in esame la proposta in questo articolo, si sono affrettati nell’individuazione delle cause che hanno portato alla crisi americana. Roubini, per esempio, ha individuato le quattro cause principali del debito americano.

Sicuramente è molto interessante anche la visione di Jim Rogers che partendo da quel che accade in America e in Cina, ha dato una visione completa del 2013. Adesso è arrivato il momento di Krugman.

L’economista in questione attribuisce la crisi al venir meno del ruolo di garanzia del governo, quindi più che di contrazione del PIL, parla di contrazione del governo. Poi sostiene che, revisioni al ribasso a parte, ci sono tanti fattori una tantum che hanno avuto un influsso decisivo sull’economia americana: il calo delle scorte ad esempio o la riduzione degli investimenti sulla difesa.

Insomma oltre alla crescita lenta si deve tener conto della contrazione vera  e propria delle spese. Adesso sarà necessario lavorare su fisco e disoccupazione.